domenica 22 maggio 2016

Tu quoque MissMoon?



E sia, condividiamo: macchina, Bubi, Fufi o Mao Mao, pranzo, cucina. Perfino il divano e (esageriamo?) perché non anche la casa?! Insomma, entriamo, mente e corpo, nella sharing economy, e parliamone. Finalmente. 
E perché mai? Ma semplicemente perché mi è stato chiesto da un magazine decisamente digital e future-oriented di adoperare tablet e ingegno per creare una rubrica che parli del mondo del futuro, un mondo certamente migliore, in cui la ordinary people, facendo da sé, farà per tre. Il mondo della nuova economia di scambio. 
Direte: tu quoque MissMoon? Certo! Perché no? Ho accolto l'incarico con sincero entusiasmo. Non mento: tutta la faccenda della condivisione mi pare f-a-n-t-a-s-t-i-c-a! E non nego neppure che test ne ho fatti tanti. Mica si scrive così, a casaccio. E poi si sa, la pecunia ha un peso  anche per la sottoscritta, c'è crisi suvvia.
Dunque non vi lascerò soli/e nella strada accidentata del sesso, ma vi allieterò periodicamente anche con qualche piccola notizia di sharing economy! Condividere uomini, oggetti o situazioni è qualcosa che non mi dispiace per niente.
E visto che di condivisione si parla, raccontateci le vostre esperienze e saranno pubblicate! (se meritano, of course). Sì perché tutto questo diventerà un libro. In autunno...
Vostra new MissMoon


venerdì 29 aprile 2016

Di sesso e tattoo




Il prezzo da pagare quando si raggiunge la popolarità è il furto della propria immagine pubblica. 
Mi sono ritrovata protagonista di una peraltro simpaticissima vignetta, in veste molto poco sexy, devo dire, e pure con le crocs ai piedi! Qualcosa di inverosimile per me. Indosso per l'occasione i panni di una farmacista che assiste un'acquirente decisa a prendersi cura dell'epidermide arrossata da puntali e needlebars usati per realizzare i suoi tatuaggi. Bene, a proposito di tattoo: sapevate che sono tante le donne che decidono di tatuarsi le zone intime? Del dolore meglio non dire, piuttosto pensiamo a come può essere divertente per il maschio indagatore scoprire con quanta fantasia una donna si sia fatta tatuare, ad esempio, la faccia di Homer Simpson di sbieco utilizzando le grandi labbra come bocca del mitico personaggio animato. Che poi l'eccitazione salga di fronte a quel faccione giallo è tutto da vedere... C'è chi sul monte di Venere, invece, si tatua il Vesuvio e dichiara che tutto quel popo' di roba è "Made in Naples". La scelta di pubblicare la foto dell'operazione di tatuatura su Facebook è costata un po' di dislike alla protagonista dell'accaduto, la pettorutissima showgirl Marika Fruscio. L'idea almeno è originale per quanto un po' tamarra. Comunque meno scontata di croci e fiamme che, diciamocelo, hanno fatto il loro tempo. Like a Prayer e Frozen sono acqua passata. Ora si deve guardare al futuro. E voi quale soggetto scegliereste?

Come sempre grazie a Carote e Cannella, che mi disegna - elegante o meno elegante - sempre benissimo!

mercoledì 2 marzo 2016

La posta del clito

Mi scrive una fan che si fa chiamare combattivamente La Rinascita...

Perché le donne devono essere sempre pronte alla fellatio e gli uomini non al cunnilingus? 

E chi l'ha detto, che gli uomini non sono mai pronti al cunnilingus? 
Conosco eserciti di maschi bramosi di contraccambiare le prestazioni della fellatio. Avevo appunto risposto a uno di questi che chiedeva istruzioni su come praticarla per far godere al massimo la propria compagna. Resta che, talvolta, sono le donne a non gradirla (il motivo mi sfugge). Forse è vero che gli uomini non nascondono mai il loro desiderio di sesso orale, mentre le fanciulle (condizionate da pubblicità, da imperativi che le pretendono super profumate, depilate morbide e wet al punto giusto) hanno qualche remora nel chiedere. Ma, diamine, nessuno costringe nessuna, e viceversa. Nel sesso non "si deve" alcunchè. Smettiamola con i luoghi comuni e, in caso, domandiamo. 

Tua MissTress Moon

martedì 9 febbraio 2016

Diavoletta con le corna, con le corna diavoletta



Carnevale! Se vi piace sexy leggete qui, dal capitolo "Giochi di ruolo" di Pop Porno
Vi siete procurate il vestito da devil girl? Ottimo. Potete optare per quello con gonnellino rosso fuoco a balze con ammiccante perizoma, fornito di cerchietto con le corna e tridente in paillettes, oppure osare la variante tutina di vernice in PVC chiusa al collo con velcro e maliziosa cerniera sul davanti. Attenzione che la coda da diavolo è cucita dietro, vedete di non sbagliarvi.  Se decidete per la tuta badate bene di usare un olio per il corpo così da farvela scivolare addosso. Respirate… uno due tre. Non abbiate fretta. Una volta fasciate nella vostra diavolesca mise potete anche sfoderare le ali: sono riempite d’aria e, all’occorrenza, siete anche libere di toglierle perché hanno un velcro comodissimo. Strap, via. Quello che non smetterò mai di raccomandarvi è di entrare nella parte. Non agitatevi come farfalle, non correte (quello è il copione Alice in the wonderland), posizionate le corna della fascia per capelli e non cincischiatevi la chioma. Siate credibili. Voi siete delle diavolesse del porno! Labbra e unghie rosso fuoco, naturalmente. All’occorrenza anche unghie finte. Cosce nude e stivali neri, o scarpe in vernice con la punta. Ingegnatevi a usarla, quella punta, per infliggere al vostro o alla vostra partner le punizioni che merita. Ancheggiate, fate dondolare la coda. Punzecchiatelo/la con il tridente e, se il costume non lo prevede, recuperate la frusta da quello della Cow woman. Il mio gioco suggerisce che abbiate scritto un elenco delle colpe per cui il vostro oggetto dovrà essere maliziosamente castigato. Non siete nel territorio del BDSM, dunque non eccedete (ma un pochino di male sì. Lui saprà certo il perché.)

venerdì 22 gennaio 2016

Il terzo genere in India è Happy!


Sono bellissime, sorridenti e colorate. Hanno un look accattivante, nei loro sari eleganti, e si muovono con sinuosa seduttività. Sono le 6 PACK BAND, il primo gruppo trasgender dell'India. Con questo video stanno lanciando un progetto volto a far conoscere “il terzo genere” anche in un mondo come quello indiano, dove la comunità Hijras vive esiliata, emarginata e alla ricerca di un sorriso. Come il loro. Che a me sembrano HAPPY.